Il termine mirmecocorìa è stato introdotto in biologia vegetale per
indicare la dispersione di piante ad opera delle formiche. Questi insetti
diffondono semi e frutti che per loro sono troppo duri, ma che possiedono
spesso un’appendice pluricellulare ricca di sostanze nutritive (vitamine,
protidi, glucidi e soprattutto lipidi), rappresentata dall’elaiosòma. È questa
ricompensa alimentare che spinge le formiche a trasportare le diàspore al nido
e, dopo averle private degli elaiosòmi (che ammucchiano come provviste), a
disperderle qua e là. Così si trovano queste piante allineate per metri e
metri, esattamente lungo le vie che questi imenotteri seguono per raggiungere
il formicaio. Una sola colonia di Formica rufa (L.), una delle specie
più diffuse in Europa, può raccogliere in un anno circa 40 000 semi di piante
mirmecocòre (1). Queste specie saranno poi disperse entro un raggio di 70 m dal
nido. Siamo in presenza di un esempio di mutualismo reciproco: non solo le
piante, ma anche le formiche traggono vantaggio da questo rapporto simbiotico,
che è da considerarsi come uno dei più recenti successi dell’evoluzione.
Attualmente sono note circa 3 500 specie
di Angiospermae mirmecocòre. La lista è, tuttavia, ben lungi dall’essere
completa. Gli elaiosòmi sono presenti sia in semi sia in frutti e compaiono in
piante filogeneticamente lontane, cosicché è evidente un’evoluzione convergente,
che dimostra come alcune funzioni di specie differenti possano essere state rimodellate
dalla selezione naturale, per svolgere un medesimo ruolo ecologico (2, 3).
Oltre agli elaiosòmi, che fungono da
esche alimentari, le piante mirmecocòre possono presentare altri adattamenti
morfologici che facilitano il piazzamento dei semi presso le piste percorse
dalle formiche. Lo studio comparato di stirpi sistematicamente affini con o senza
mirmecocorìa, evidenzia che la modalità di dispersione ha prodotto
modificazioni morfologiche sull’intera pianta. In alcune specie sia lo stelo
sia il sostegno del frutto sono esili e deboli e si piegano quando sono maturi.
Questo fa sì che i semi vengano a trovarsi in prossimità o a contatto del
suolo, proprio dove le formiche vanno alla ricerca di cibo (4, 5). Nel corso
dell’evoluzione, la dispersione mirmecocòra ha indotto modificazioni morfologiche
non solo sulle diàspore interessate, ma anche sull’intera pianta. È questo uno
degli aspetti emersi in questo studio, dopo estese indagini bio-ecologiche
effettuate in campo, sulla dispersione ad opera delle formiche. P.
officinalis Hill (= P. veris L.) e P. elatior (L.)
Grubs. hanno capsule sostenute da peduncoli eretti, rigidi e lunghi; i calici
si essiccano, la maturazione dei semi è lunga e non vi sono elaiosòmi. In
entrambi le specie, i semi sono dispersi dal vento, fuoriuscendo per
scuotimento dalle capsule poste sui lunghi peduncoli, che oscillano con i
movimenti dell’aria. In P. acaulis, invece, le capsule sono sessili e
pendono verso il suolo, il calice resta verde e continua ad assimilare, la
maturazione dei semi è rapida e si formano sul tegumento gocce lipidiche
(elaiosòmi) che attraggono le formiche per la dispersione spaziale della
pianta.
1) G. SCORTECCI (1975) Misteri di piante e fiori. Salani,
Firenze.
2)
I. LI VIGNI (1986) Biologia della
disseminazione mirmecocòra. Concorso Philips, Milano.
3)
I.
LI VIGNI, M. R. MELATI (1999) Examples of seed dispersal by entomochory. Acta bot. Gallica, 146.
4)
E. STRASBURGER, F. NOLL, H. SCHENCK, A. F.
W. SCHIMPER (1982) Trattato di botanica parte sistematica 7a ediz.
ital. Delpino, Roma.
5)
S. N. HANDEL, A. J. BEATTIE (1990) La
dispersione dei semi da parte delle formiche. Le Scienze, 266.